Online il blog del Milan di Enzo Anghinelli

Online il blog del Milan di Enzo Anghinelli

Da poche settimane gli amici del community club rossonero “Forza Milan Today” ci segnalano la pubblicazione del nuovo blog di Enzo Anghinelli, scritto in collaborazione con altri utenti appassionati di Milan, curva sud e calcio in generale. All’interno del blog abbiamo trovato un paio di articoli di approfondimento che, d’intesa con gli autori degli stessi, abbiamo potuto condividere all’interno del nostro magazine. Il nostro consiglio è quindi quello di mettersi comodi e leggere le notizie di seguito riportate. Ringraziamenti a Enzo Anghinelli e al suo staff!

Problema infortuni a casa Milan – ultime notizie dal blog rossonero di Enzo Anghinelli Nonostante l’ottima stagione in corso, si ha l’impressione che la classifica del Milan potesse essere ancora migliore se non ci fossero stati i tantissimi infortuni occorsi ai giocatori principali della rosa. Se è vero che i viaggi internazionali con le Nazionali e l’aumentare del minutaggio nelle gambe per la presenza di molte partite infrasettimanali potrebbero esserne la causa, non è da sottovalutare il fatto che nessun’altra squadra ha avuto così tanti stop come quella rossonera. Lo staff medico è chiaramente nell’occhio del ciclone e si auspica un cambio di rotta nei prossimi mesi per garantire al Milan di avere tutta la rosa a disposizione per lo sprint finale del campionato. Guardando i numeri relativi agli infortuni ci rendiamo subito conto di quanto la squadra di via Aldo Rossi sia stata penalizzata da essi soprattutto nelle gare principali. A inizio campionato, nel big match dello Stadium contro la Juventus, erano già sei i calciatori mancanti, tra i quali i titolarissimi Ibrahimovic, Giroud e Calabria. Il Milan ha giocato quella partita con Rebic attaccante centrale titolare e Tomori spostato fuori ruolo sulla fascia destra. Nella gara successiva in casa contro il Venezia le assenze sono salite a 7. Nonostante tutto però la squadra è uscita bene dal primo periodo di difficoltà con un pareggio contro i bianconeri e una vittoria con i lagunari.

I momenti più bui sono invece arrivati nel periodo a cavallo tra ottobre e novembre e nelle settimane intorno a Natale dove i rossoneri hanno avuto una media di sette indisponibili a partita che hanno influito tantissimo sulle prestazioni della squadra, soprattutto nelle infrasettimanali di Champions League contro il Porto, causando l’eliminazione del Milan dalla Champions League. La maggior quantità di infortunati, infatti, la si è registrata immediatamente dopo la partita di andata con i portoghesi del 20 ottobre, quando per la trasferta di Bologna il Milan aveva fermi in infermeria ben nove giocatori: Maignan, Plizzari, Theo Hernandez, Kessié, Florenzi, Junior Messias, Brahim Diaz, Rebic e Pellegri. 

Da questi dati si deduce che i rossoneri hanno avuto una media di 5,6 giocatori infortunati per partita, dato superiore a qualsiasi altra squadra nel campionato italiano. Tra i calciatori più assenti, oltre alle alternative Plizzari e Pellegri, troviamo dei giocatori titolari che avrebbero senza dubbio potuto influire in qualsiasi partita saltata. Stiamo parlando di Calabria, Rebic, Ibrahimovic, Maignan, Giroud e Tomori.

Come stiamo messi a infortuni?

A causa di tutti gli infortuni, inoltre, molti giocatori hanno dovuto adattarsi a giocare fuori ruolo in posizioni non a loro congeniali. Rebic ha giocato alcune partite da prima punta, Tomori da terzino destro, Kalulu e Gabbia addirittura in coppia come centrali difensivi e Kessié da trequartista.

Sicuramente la colpa delle prestazioni opache da parte della squadra è anche da imputare a errori di formazioni, errori tecnici personali dei giocatori e occasioni da gol mancate, ma davanti a certi numeri è impossibile fare finta di niente e non immaginare dove avrebbe potuto arrivare il Milan in questa buonissima stagione se avesse avuto una rosa più lunga e meno giocatori fondamentali assenti per infortunio.

Le promesse incompiute del Milan – Cardacio, Viudez, Mattioni, Merkel… continua a leggere nel blog di Enzo Anghinelli

Un punto fisso di tutti i direttori sportivi è quello di acquistare giovani talenti a costo irrisorio per poi sperare di vederli sbocciare e diventare campioni. Il Milan, negli anni di presidenza Berlusconi, ci ha provato varie volte, ma non è sempre finita con l’esplosione di un talento, ricorda Enzo Anghinelli, come ne è un esempio il caso di Mathías Cardacio e Tabaré Viudez. Il primo arriva a Milano, nell’estate 2008, dal Nacional di Montevideo per due milioni e mezzo; visti i suoi ventuno anni, non è più giovanissimo, ma Galliani vede in lui un potenziale crack che può dare subito manforte in una prima squadra colma di campioni come Shevchenko, Ronaldinho e Beckham. Ancelotti capisce, però, che il giudizio dell’amministratore delegato rossonero è errato e, ancora prima del campionato, vorrebbe mandare Cardacio a giocare in prestito; la situazione non si sblocca, così l’uruguagio rimane in rosa per tutta la stagione totalizzando solamente due presenze da subentrante. A fine campionato il Milan gli risolve il contratto e il centrocampista torna in Uruguay al Defensor prima di iniziare a girare per il Sudamerica con le maglie di diversi club argentini e messicani. Il Defensor stesso è la squadra dalla quale è stato prelevato Tabarè Viudez a soli 19 anni. In Uruguay era raffigurato come un astro nascente e giocava già nella selezione under21 celeste nonostante fosse due anni sottocategoria. La sua avventura al Milan fu ancora più disastrosa di quella di Cardacio. Riuscì a trovare spazio solamente in una partita contro l’Atalanta prima dello svincolo a fine stagione che lo portò a tornare alla squadra originaria assieme al compagno di squadra uruguaiano. Negli anni successivi ha vagato, anche lui, per tutto il Sudamerica vestendo le maglie di Necaxa, América, Nacional, Rivel Plate, Olimpia e Rentistas con una parentesi dal 2012 al 2015 al Kasimpasa dove è riuscito a lasciare un discreto ricordo in una squadra ancora alla ricerca della propria dimensione nella Süper Lig turca. Altra grande promessa mancata è Felipe Mattioni, terzino destro brasiliano arrivato in prestito dal Gremio nel gennaio 2008 sotto la supervisione di Mino Raiola che l’aveva perfino definito il nuovo Cafù.

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A Milano metterà piede in campo solamente per un minuto nella sfida già vinta contro il Catania e a fine stagione non viene riscattato per i 6 milioni di euro previsti. Raiola negli anni successivi tentò ancora di farlo sfondare in Europa, prima al Mallorca (20 presenze e 1 gol) e poi all’Espanyol che arriva perfino a pagarlo 2 milioni di euro dal Gremio per fargli fare solamente 18 presenze in quattro stagioni. Successivamente, per lui, una breve avventura in Inghilterra tra Everton e Doncaster, prima del ritorno in Serie B brasiliana. Ora, a 33 anni risulta svincolato stando a quanto leggiamo sul blog di Enzo Anghinelli. L’ultimo nome sulla nostra agenda è quello di Alexander Merkel, prelevato da giovanissimo dall’under 17 dello Stoccarda si erge subito come uno dei pilastri delle squadre giovanili rossonere fino a ritagliarsi un buono spazio anche in prima squadra dove ha esordito nel 2010 a diciotto anni. Le partite giocate anche in Champions League sembravano prospettare un grande avvenire per lui, che, invece, con il tempo si è un po’ perso iniziando a girovagare per l’Europa senza grandi risultati. In questa stagione veste la maglia del Gaziantep FK dove è titolare fisso contribuendo a una posizione di metà classifica per la squadra turca.

5 film sul nuoto da vedere assolutamente

Non solo Enzo Anghinelli, anche le ragazze di “Nuoto News” ci hanno offerto questo bell’articolo da condividere con i nostri lettori. Il nuoto è tra le discipline più belle di sempre, un vero e proprio sport olimpionico che ha sempre affascinato un gran numero di persone. Non sorprende, dunque, che al pari del calcio e della boxe, abbia un suo filone cinematografico. Quali sono i 5 film sul nuoto da vedere nella vita? Alcune pellicole possono insegnare molto e non sono destinate solo agli appassionati: toccano il cuore con storie fantastiche, perché ispirate alla realtà.

Pride – La forza del riscatto

Ci sono delle pellicole che sanno come farci piangere, che ci emozionano e che ci mostrano il vero spirito dello sport, che non è solo un mezzo per tenersi in forma, ma una passione, un punto di riferimento enorme, una forma mentis che può aiutare a superare ogni difficoltà. Pride è una storia di riscatto meravigliosa da vedere.

Una bracciata per la vittoria

Una bracciata per la vittoria è un film del 2003, ed è stato diretto dal regista Russell Mulcahy. La pellicola è basata sulla storia dell’australiano Anthony Fingleton. A interpretare il nuotatore è Jesse Spencer. Una storia che ci mette di fronte alla cruda realtà dei sacrifici e dell’impegno. Figlio di un padre violento, Fingleton sceglie di non cedere a sua volta alla violenza, ma si dedica al nuoto insieme al fratello. Scoprirà di avere un talento nascosto e parteciperà alle selezioni per la nazionale olimpica

Underwater, il docufilm su Federica Pellegrini

Per gli amanti del nuoto e della Divina, la pellicola Underwater è un docufilm sulla sua vita, in cui abbiamo modo di scoprire molto su una delle personalità sportive più importanti in Italia. La Pellegrini, infatti, è un’istituzione: nota con il soprannome di Divina, Underwater ci mostra a tuttotondo chi è, la sua carriera, i successi, ma anche la vita privata. 

Agua

Una storia di successo e di riscatto che non può non farci emozionare. La pellicola infatti si basa su una storia vera sull’ex campione di nuoto Rafael Ferro. Goyo – il suo soprannome – è stato un campione in acque libere. Il film – argentino e francese – è stato diretto da Pablo Lago e da Veronica Chen. La trama si ispira a uno dei momenti più difficili della vita di Ferro: dopo essere stato squalificato per doping, si ferma per otto anni. Tuttavia, il suo desiderio è di riottenere il titolo e per questo motivo partecipa alla maratona fluviale Santa Fe-Coronda. Ma i fantasmi del passato sono pronti ad attenderlo. 

Sarahsarà

Il film italiano diretto da Renzo Martinelli prende la sua ispirazione dalla storia di Sarah Gadalla Gubara. È infatti dedicato a lei ed è una storia vera. Una pellicola che parla di riscatto e che tocca temi profondi, come quelli del razzismo e della disabilità: la ragazzina sudafricana dovrà lottare contro i pregiudizi e gli stereotipi per mostrare il proprio talento al mondo.

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